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Fragments of justice

This project, carried out in 2015, consists of a serie of 27 photographs representing the courtrooms of 19 Italian courthouses.
The Italian justice system moves slowly, involving every day an impressive number of people. In the courtrooms there's a continuous bustle of judges, prosecutors, lawyers, defendants, witnesses, clerks, journalists and policemen. This crowding is replaced by the typical quiet of the closing hours, when the deserted courtrooms do not seem to forget the speeches and debates: a lawyer's robe thrown over a chair, a folder waiting to be rescued, marginal elements that may in some way bring to mind an idea of what happened during the trials. These are fragments of feelings, perceptible only if we take the time to observe, as external viewers, these areas when they are not used. Suddenly what you know about justice can take shape. Snapshots of particularly relevant court cases can be reminded, cases that captured our imagination over the years. We can find the opportunity to think about the importance and sensitivity of the events that take place here every day, trying to imagine the difficulties of those being judged and the heavy responsibility on those who must judge another human being. Real emotional earthquakes occur in these spaces, transformed every day into a stage on which a routine of tragedies and controversies is held. The austere judges' benches, the ominous looking cages, those crucifixes whose presence today is perhaps difficult to understand, these are some of the features within these environments, as well as the inscription: "La legge è uguale per tutti” (“The law is equal for all"), a kind of mantra, which certainly fulfills a deep need of our consciousness but that should not obscure the reality of things: "tot capita tot sententiae", each sentence depends on the personal attitude and history of each judge, a human being and not an abstract decision-making entity. The human element on the one hand makes imperfect the course of justice, but on the other it may fix, through its flexibility, some very complicated cases. The human element. Uncertain and unpredictable. In contrast to these courtrooms, so rigid and symmetrical that if you look carefully, it seems to have the duty to appear ruthless.

The photographs were made in the courthouses of Asti, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Monza, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovereto, Trento, Verona and Vicenza.

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“Fragments of justice” consiste in una serie di 27 fotografie nelle quali vengono rappresentate le aule di 19 tribunali italiani. La macchina della giustizia italiana si muove lentamente, coinvolgendo ogni giorno un numero impressionante di persone. Nei locali dedicati ai procedimenti si assiste ad un via vai di giudici, pubblici ministeri, avvocati, imputati, testimoni, cancellieri, giornalisti, carabinieri. A questo affollamento si alterna la quiete tipica degli orari di chiusura, durante cui le aule deserte non sembrano tuttavia scordarsi di arringhe e dibattimenti: una toga buttata su una poltrona, una cartella in attesa di essere recuperata, elementi marginali i quali possono in qualche modo portare alla mente il ricordo di ciò che avviene durante le udienze. Si tratta di frammenti di sensazioni, percepibili solo se ci si prende il giusto tempo per osservare da spettatori esterni questi spazi nei momenti in cui non sono utilizzati. All'improvviso ciò che si conosce può prendere forma. Possono tornare alla mente istantanee di casi giudiziari particolarmente rilevanti, i quali nel corso degli anni hanno colpito la nostra immaginazione. Si può trovare l'opportunità di ragionare sull'importanza e la delicatezza delle vicende che qui si svolgono quotidianamente provando ad immaginare le difficoltà di chi viene giudicato e la pesante responsabilità gravante su chi deve giudicare. Veri e propri terremoti emotivi avvengono in questi luoghi che, resistendo nella loro missione, si trasformano ogni volta in palcoscenici, sui quali si svolge una routine fatta di tragedie e controversie. Gli scranni e i banconi austeri, i gabbioni dall'aspetto inquietante, quei crocifissi la cui presenza oggi è forse difficile da comprendere; sono alcuni degli elementi caratterizzanti all'interno di questi ambienti, così come quella scritta: “La legge è uguale per tutti”, una sorta di mantra, il quale certamente soddisfa un'esigenza profonda della nostra coscienza ma che non deve far dimenticare la realtà delle cose: ”tot capita tot sententiae”, ciascuna sentenza dipende dall'attitudine e dalla storia di ciascun giudice, pur sempre un essere umano e non un astratto organo decisionale. L'elemento umano da un lato rende imperfetta l'azione della giustizia, ma dall'altro consente di risolvere, attraverso la propria flessibilità, casi anche molto complicati. L'elemento umano. Aleatorio ed imprevedibile. Al contrario di queste aule così rigide e simmetriche che, se osservate con attenzione, sembra abbiano il dovere di apparire spietate.

Le fotografie sono state realizzate nei tribunali di: Asti, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Monza, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovereto, Trento, Verona e Vicenza.


 

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This project, carried out in 2015, consists of a serie of 27 photographs representing the courtrooms of 19 Italian courthouses.
The Italian justice system moves slowly, involving every day an impressive number of people. In the courtrooms there's a continuous bustle of judges, prosecutors, lawyers, defendants, witnesses, clerks, journalists and policemen. This crowding is replaced by the typical quiet of the closing hours, when the deserted courtrooms do not seem to forget the speeches and debates: a lawyer's robe thrown over a chair, a folder waiting to be rescued, marginal elements that may in some way bring to mind an idea of what happened during the trials. These are fragments of feelings, perceptible only if we take the time to observe, as external viewers, these areas when they are not used. Suddenly what you know about justice can take shape. Snapshots of particularly relevant court cases can be reminded, cases that captured our imagination over the years. We can find the opportunity to think about the importance and sensitivity of the events that take place here every day, trying to imagine the difficulties of those being judged and the heavy responsibility on those who must judge another human being. Real emotional earthquakes occur in these spaces, transformed every day into a stage on which a routine of tragedies and controversies is held. The austere judges' benches, the ominous looking cages, those crucifixes whose presence today is perhaps difficult to understand, these are some of the features within these environments, as well as the inscription: "La legge è uguale per tutti” (“The law is equal for all"), a kind of mantra, which certainly fulfills a deep need of our consciousness but that should not obscure the reality of things: "tot capita tot sententiae", each sentence depends on the personal attitude and history of each judge, a human being and not an abstract decision-making entity. The human element on the one hand makes imperfect the course of justice, but on the other it may fix, through its flexibility, some very complicated cases. The human element. Uncertain and unpredictable. In contrast to these courtrooms, so rigid and symmetrical that if you look carefully, it seems to have the duty to appear ruthless.

The photographs were made in the courthouses of Asti, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Monza, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovereto, Trento, Verona and Vicenza.

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“Fragments of justice” consiste in una serie di 27 fotografie nelle quali vengono rappresentate le aule di 19 tribunali italiani. La macchina della giustizia italiana si muove lentamente, coinvolgendo ogni giorno un numero impressionante di persone. Nei locali dedicati ai procedimenti si assiste ad un via vai di giudici, pubblici ministeri, avvocati, imputati, testimoni, cancellieri, giornalisti, carabinieri. A questo affollamento si alterna la quiete tipica degli orari di chiusura, durante cui le aule deserte non sembrano tuttavia scordarsi di arringhe e dibattimenti: una toga buttata su una poltrona, una cartella in attesa di essere recuperata, elementi marginali i quali possono in qualche modo portare alla mente il ricordo di ciò che avviene durante le udienze. Si tratta di frammenti di sensazioni, percepibili solo se ci si prende il giusto tempo per osservare da spettatori esterni questi spazi nei momenti in cui non sono utilizzati. All'improvviso ciò che si conosce può prendere forma. Possono tornare alla mente istantanee di casi giudiziari particolarmente rilevanti, i quali nel corso degli anni hanno colpito la nostra immaginazione. Si può trovare l'opportunità di ragionare sull'importanza e la delicatezza delle vicende che qui si svolgono quotidianamente provando ad immaginare le difficoltà di chi viene giudicato e la pesante responsabilità gravante su chi deve giudicare. Veri e propri terremoti emotivi avvengono in questi luoghi che, resistendo nella loro missione, si trasformano ogni volta in palcoscenici, sui quali si svolge una routine fatta di tragedie e controversie. Gli scranni e i banconi austeri, i gabbioni dall'aspetto inquietante, quei crocifissi la cui presenza oggi è forse difficile da comprendere; sono alcuni degli elementi caratterizzanti all'interno di questi ambienti, così come quella scritta: “La legge è uguale per tutti”, una sorta di mantra, il quale certamente soddisfa un'esigenza profonda della nostra coscienza ma che non deve far dimenticare la realtà delle cose: ”tot capita tot sententiae”, ciascuna sentenza dipende dall'attitudine e dalla storia di ciascun giudice, pur sempre un essere umano e non un astratto organo decisionale. L'elemento umano da un lato rende imperfetta l'azione della giustizia, ma dall'altro consente di risolvere, attraverso la propria flessibilità, casi anche molto complicati. L'elemento umano. Aleatorio ed imprevedibile. Al contrario di queste aule così rigide e simmetriche che, se osservate con attenzione, sembra abbiano il dovere di apparire spietate.

Le fotografie sono state realizzate nei tribunali di: Asti, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Monza, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovereto, Trento, Verona e Vicenza.


 

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